Mancata diagnosi in ps

 Il dolore toracico, anche in un’età giovanile, è un sintomo che non va mai sottovalutato.

La moglie del sig. P.T., madre di due bambini piccoli, si è ritrovata vedova a soli 42 anni.

Il marito, operaio in un’azienda èdile e quindi sottoposto a lavori che richiedono sforzi eccessivi, mentre lavorava avverte dei fastidi al petto mai patiti in precedenza. Viene accompagnato presso il vicino pronto soccorso, li, la documentazione medica acquisita, ci evidenzia che il sig. P.T. venne sottoposto ad una terapia antidolorifica per via endovena, gli fu praticata una rx del torace e null’altro.

Come a volte accade, la giovane età di un ammalato, induce i sanitari a sottovalutare alcuni sintomi, non si preoccupano di raccogliere un’anamnesi accurata, conferendo a quell’acuzie una diagnosi non allarmante come ad esempio una lombosciatalgia.

Naturalmente, il povero operaio, rassicurato da una diagnosi benevola, fece rientro presso la propria abitazione ove, di lì a poco, i sanitari del 118 chiamati in urgenza non poterono fare altro che constatarne il decesso per un infarto acuto.

Ora, nel caso di specie, sarebbe bastato eseguire un ecg, fare un prelievo del sangue per controllare gli enzimi cardiaci e trattenere il paziente in osservazione. Anche l’osservazione del paziente è fondamentale per salvare una vita umana in questi casi, in quanto possono anche esserci dei falsi negativi ai primi prelievi tanto è vero che essi vanno ripetuti a distanza di qualche ora. Una diagnosi infartuale tempestiva avrebbe consentito l’immediata terapia farmacologica o nei casi più importanti l’esecuzione di una coronografia. Tutto ciò è mancato e la liquidazione economica ricevuta dalla famiglia non potrà mai restituire alla giovane moglie e ai due minori l’affetto della figura paterna.